L’acqua è un diritto, non una merce

pubblicato in: Cultura3.0 | 1

Dal 17 Marzo fino ad oggi si è tenuto in Brasile il VII Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua (FAMA) intitolato “L’acqua è un diritto, non una merce“.

Il tema viene affrontato con l’obbiettivo di unificare la lotta contro il tentativo di grandi aziende di trasformare l’acqua in una merce, privatizzando serbatoi e fonti naturali, cercando di trasformare questo in una risorsa irraggiungibile a molte popolazioni che, per questo, soffrono di esclusione sociale, povertà e sono coinvolti in ogni tipo di guerra.

La Giornata mondiale dell’acqua è stata ideata dalle Nazioni Unite nel 1992 e dal 1997 ogni tre anni il World Water Council, l’organismo non governativo internazionale come piattaforma degli organismi internazionali e specialisti nel settore dell’acqua, convoca un World Water Forum (Forum sull’acqua) per discutere i problemi locali, regionali e globali. Le aziende promotrici e le organizzazioni non governative hanno constatato che sono più di 663 milioni le persone nel mondo senza acqua potabile in casa, costrette a trascorrere ore in coda o in cammino per raggiungere una sorgente di acqua non contaminata. Secondo i dati dell’associazione non governativa WaterAid, in tutto il mondo circa 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati e a causa di questo, circa 315 mila bambini sotto i cinque anni muoiono ogni anno di malattie a causa dell’acqua contaminata e delle scarse misure igienico-sanitarie.

L'acqua è un diritto

L’acqua è un diritto

Al confronto di questa situazione, poniamo qualche dato sull’utilizzo che si fa dell’acqua: Per fare un hamburger occorrono circa 2400 litri di acqua; per la stampa di un giornale circa 570 litri; oppure prendiamo ad esempio una t-shirt, che diremmo fatta semplicemente di cotone. L’ingrediente base per la sua produzione è proprio l’acqua: per confezionare una maglietta di cotone sono necessari circa 2.700 litri di acqua (oltre 25 vasche da bagno piene oppure ciò che una persona beve in circa 1.350 giorni). Circa il 77% del cotone mondiale prodotto viene coltivato e irrigato sopratutto in paesi caldi (quali Cina, Stati Uniti, India, Pakistan e Brasile) dove l’acqua dolce è già un bene scarso. E’ necessario che i consumatori di tutto il mondo si sentano incentivati ad assumersi le loro responsabilità per gli impatti arrecati sui sistemi idrici dei paesi produttori. Cambiare maglietta, è un lusso.

Andiamo poi considerando che in Occidente il consumo individuale di acqua è aumentato di nove volte. Dai primi dell’ottocento (oggi: ben 350 litri d’acqua al giorno pro capite) e la popolazione è aumentata di oltre sei volte.

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  1. Giampaolo Donini

    Si ! Ma perché rimanga tale e sia disponibile per tutti bisogna “usarla bene, NO !! Agli sprechi selvaggi

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