Contributi pubblici: obbligo di pubblicazione online

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Contributi pubblici: obbligo di pubblicazione online

L’obbligo per gli Enti del Terzo Settore di pubblicazione online dei contributi pubblici ricevuti e di altre informazioni deriva dall’art.1 commi 125-129 della  L.124/2017.

E’ stata emanata la circolare 2/2019 del Ministero del Lavoro ed ha fornito i chiarimenti affinché gli enti non profit possano ottemperare a tale obbligo in maniera corretta.

Quali enti devono pubblicare i contributi pubblici?

Sono tenuti all’obbligo di trasparenza e pubblicità i seguenti soggetti:

  • imprese (comprese le imprese sociali, le società di capitali e le cooperative sportive dilettantistiche);
  • associazioni;
  • fondazioni;
  • ONLUS.

Le imprese possono assolvere all’obbligo inserendo le informazioni nella nota integrativa al bilancio di esercizio.

Le associazioni invece dovranno pubblicare le informazioni sui propri siti o portali digitali.

Quali contributi pubblici bisogna pubblicare?

Devono essere rese trasparenti “le sovvenzioni, i contributi, gli incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere” ricevuti dalla Pubblica Amministrazione o da altri soggetti pubblici nell’anno 2018, se complessivamente maggiori di 10.000 euro.

In base a quanto scritto nella circolare del Ministero del Lavoro, i contributi pubblici da pubblicare devono essere quelli:

  • senza vincoli di corrispettivo;
  • a fronte dello svolgimento di attività o servizi.

La pubblicazione online di tali contributi prescinde dal fatto che siano assoggettati a rendicontazione nei confronti dell’amministrazione erogante.

Questo perché l’obiettivo della norma è informare la collettività sul sostegno pubblico che i vari soggetti (non profit, ma anche profit) ricevono, direttamente o indirettamente.

Proprio per questo motivo la circolare precisa che vanno pubblicati anche:

  • eventuali contributi ricevuti dal 5×1000;
  • eventuali “vantaggi economici” non monetari.

Un “vantaggio economico” non monetario potrebbe essere ad esempio l’utilizzo di un immobile di proprietà pubblica in comodato o in concessione. In questo caso il vantaggio economico può essere quantificato. Il comodato d’uso gratuito è evidentemente un vantaggio economico di cui gode l’associazione poiché se dovesse prendere in affitto un immobile dovrebbe pagare un canone di locazione che attualmente non paga.

Per quantificare il vantaggio economico bisognerebbe valutare l’ammontare del corrispettivo.

Per fare questo provate a rivolgervi all’ufficio tecnico o all’assessorato al patrimonio del Comune che vi ha concesso il comodato degli spazi.

Nel dettaglio per ciascuna sovvenzione bisogna pubblicare:

  • denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;
  • denominazione del soggetto erogante;
  • somma incassata per ogni singolo rapporto giuridico sottostante;
  • data di incasso;
  • causale (festival X, convenzione Y, progetto Z, 5×1000, ecc.).

Attenzione: l’obbligo di pubblicazione parte quest’anno e varrà per tutti gli anni a venire (salvo future modifiche normative). Quindi è bene segnarlo tra le scadenze importanti.

Dove bisogna pubblicare?

Gli enti non profit possono provvedere pubblicando i dati richiesti:

  • sul proprio sito internet;
  • sulla propria pagina Facebook (se sprovvisti di sito);
  • sul sito della  rete associativa  di appartenenza.

Cosa sono le reti associative?

Sono associazioni riconosciute e non riconosciute composte da 100 enti o 20 fondazioni del Terzo Settore in 5 regioni/province autonome.

Devono svolgere attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti associati e delle loro attività di interesse generale.

Controlli e sanzioni

Le amministrazioni preposte alla verifica del corretto adempimento all’obbligo di pubblicazione online dei contributi pubblici sono le stesse che hanno elargito i fondi ed i benefici oggetto della pubblicazione.

In caso di mancato rispetto dell’obbligo, la L.124/2017 prevedeva la restituzione del contributo ricevuto.

Poi però il Consiglio di Stato, con un  proprio parere,  ha sancito che la restituzione è applicabile solo alle imprese.

Di conseguenza, ad oggi, sembrerebbe che non ci siano sanzioni in capo agli ETS e alle associazioni in genere.

In conclusione

Con l’entrata in vigore della legge L.124/2017 gli enti del Terzo Settore avrebbero dovuto cominciare ad abituarsi sia a valutare l’impatto delle attività realizzate che a comunicarle (con il racconto e con i numeri).

Quindi ben venga la circolare del Ministero del Lavoro per adempiere correttamente agli obblighi di trasparenza e pubblicità.

Un dubbio

Il Ministero ha dichiarato che i destinatari della sua circolare sono gli Enti del Terzo Settore (ETS).

Quindi come devono comportarsi le associazioni che non possono/vogliono essere ETS, come ad esempio le associazioni sportive?

Una perplessità

Una perplessità invece deriva dall’obbligo di pubblicare anche i fondi del 5×1000 perché non sono contributi pubblici (sancito con molta chiarezza dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.202/2017).

Inoltre gli enti beneficiari dei fondi 5×1000 sono già tenuti a pubblicare annualmente i rendiconti relativi all’utilizzo dei fondi percepiti, in base al  D.Lgs. 111/2017.

Per di più l’Agenzia delle Entrate da sempre provvede alla pubblicazione degli elenchi dei beneficiari, degli importi assegnati e dei soggetti ai quali i fondi sono stati assegnati ma non erogati.

Allora che senso ha ripubblicare per l’ennesima volta ciò che è già stato pubblicato non una, ma due volte? Più che trasparenza sembra inutile burocrazia.

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