Referendum 2020: c’è chi dice no!

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Referendum costituzionale 2020
Referendum costituzionale 2020

Oggi prendo un po’ il largo e abbandono la nostra Saonara e il suo Capitano
Coraggioso. Il 20 ed il 21 settembre si vota per il referendum sulla riduzione del numero
dei parlamentari. La riduzione è notevole, da 630 deputati a 400, da 320 senatori a 200.
Nei Parlamenti europei il numero dei parlamentari è molto variabile (anche in base al
numero di abitanti): sia va dai 709 deputati del parlamento tedesco ai 150 di quello
belga. E anche gli stipendi sono molto differenti. Un parlamentare italiano guadagna
120.000 euro l’anno, uno tedesco 80.000 euro, un parlamentare francese appena 56.000.
In media un parlamentare italiano guadagna il 45% in più dei suoi colleghi europei. La
politica in Italia rende bene, a certi livelli.

Quindi in prima battuta, chi si batte per la riduzione dei costi della politica avrebbe
dovuto fare una proposta molto semplice: ridurre gli stipendi dei parlamentari italiani
alla media di quelli europei. Il risparmio sarebbe stato notevole. Ma questo non è
avvenuto. Perché? Non sarebbe nemmeno stato necessario un referendum costituzionale
e sprecare circa 300 milioni di euro, il costo appunto della consultazione elettorale.

Già, ma quanto si risparmia? Dai dati dei bilanci delle Camere risulta che un
Senatore della Repubblica costa in totale 249.000 euro, un Deputato 230.000 euro. Il
taglio dei parlamentari porterebbe dunque ad un risparmio di 81,6 milioni di euro
all’anno. È un grande risparmio? Non credo. Se penso, ad esempio, che solo i continui
ed inutili salvataggi di Alitalia ci costano 500 milioni l’anno! E sono soldi di noi
contribuenti buttati al vento per vedere sventolare la bandiera italiana su una compagnia
aerea.

Ne concludo che la riduzione del numero dei parlamentari non ha niente a che fare
con i costi della politica ma è il risultato di una ventata di populismo inconcludente.
Inconcludente, perché non vuole affrontare i veri nodi del cattivo funzionamento del
sistema parlamentare italiano, rafforza invece ancora di più le Segreterie dei partiti,
riduce gli spazi di rappresentanza e molto altro ancora. Ma non voglio toccare questi
argomenti complicati.

Vorrei ragionare su di un piano differente. Perché guardiamo solo alla quantità dei
parlamentari e non anche alla loro qualità. I nostri rappresenti sono preparati, hanno
esperienza, sono in grado di affrontare i problemi nazionali in maniera seria? Cioè,
abbiamo una classe politica di qualità? E qui, secondo me, si apre il vero problema della
misera situazione politica italiana.

Vorrei portare due semplici esempi. Il Presidente della Commissione Istruzione
Pubblica del Senato, non mi interessa il partito perché la mia riflessione è generale, è
una persona che ha il diploma di terza media ed ha presentato, a suo tempo, un

curriculum scritto a mano. Può decidere le sorti dell’istruzione in Italia? Non credo.
Vediamo un secondo caso. Il Presidente della Commissione che dovrà approvare i
progetti per il Recovery Fund (320 miliardi di euro), non ha completato il diploma di
scuola superiore e di professione faceva il dj, mi pare. Toccherà a lui mediare le
complicate dinamiche economiche della pandemia. Sarà in grado di capirle pienamente?
Speriamo. E casi di questo tipo sono purtroppo molto numerosi nel Parlamento italiano.

Dal punto di vista ella qualità, ridurre il numero dei parlamentari non cambia
assolutamente nulla, ma anzi aggrava i precedenti difetti e fa sembrare che i problemi si
possano risolvere con un semplice colpo di forbice. Occorrerebbe invece una classe
politica seria e preparata, che sapesse scegliere con attenzione le persone da indicare
agli elettori. Ma dove trovarla? Oggi è difficile perché siamo impantanati nelle illusioni
del populismo che mi fa venire in mente le parole del Principe, protagonista del
Gattopardo, Fabrizio Salina: “Bisogna cambiare tutto, per non cambiare niente”. A
malincuore mi tocca rimpiangere la vecchia DC, anche se io sono sempre stato dall’altra
parte della barricata. Insomma, mi pare ci siano cento e una ragioni per votare no (anche
se il sì mi starebbe simpatico).

Saonara, 13 settembre 2020

Prof. Mario Pomini
già Consigliere Comunale di Saonara


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